Facevo due passi nel parchetto Trullallò
quando alla mia vista una figura balenò
un non vecchio signore al sole rivolto
con pipa, giornale, sotto braccio un involto
mi faccio vicina, son molto curiosa,
quel fagotto non miagola, non fa le fusa
penso un pretesto per attaccare bottone,
non trovo nient’altro che buongiorno, il suo nome?
Il signore mi guarda, sorride di gusto,
dice Silvano, ma non è il quesito giusto
E' vero, ha ragione, era solo una scusa,
è nuovo del posto o son io confusa?
Il signore esitante mi guarda perplesso
fanciulla suvvia, non son mica fesso
resto in silenzio e scruto il fardello
ohibò non è gatto se spunta un pomello
gli dico Silvano, perché ha quel cassetto?
Il comodino è pesante, è ai piedi del letto
lo guardo in silenzio con aria incantata
ci siamo capiti, la notizia è scovata
Silvano il suo sogno lo porta a passeggio,
a fare la spesa, in bici, al maneggio
l’età più lontana non gli fa paura
da quando bambino lo afferrava con cura
a grandi e piccini di ogni generazione
Silvano rammenta questa lezione
non abbandonare i sogni infantili,
tienli con te, rendili vivi
riprendo i due passi nel parchetto Trullallò
e filo dritta a casa che questa storia scriverò
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2 commenti:
Ad ognuno il suo quindi a te scrivere,a me citare:"I sogni,lavoro nero,ma non pagato,della ragione"(G.Bufalino).Sogni come i tuoi,quest'ultimo post nè è la riprova,dovrebbero essere però ben pagati...
Hai citato il buon Bufalino e ho avuto il rigurgito del panino consumato all'Autogrill nelle pause pranzo in solitaria..."Bufalino,panino intorzato, ma pagato,dello stage". (Grazie!)
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