martedì 28 aprile 2009

Quando non va, non va

Silvia, appena puoi, vieni nel mio ufficio.
Arrivo.

Permesso?
Prego, accomodati Silvia.
Grazie.

Come avrai visto, Giacomo è andato via.
Si. Mi dispiace molto, immagino che…
Insomma Silvia, quando non va, non va . Abbiamo dovuto farlo.
…ah …ehm.. si, capisco. (???)
Purtroppo in questi casi la decisione deve essere presa repentinamente…
Certo, certo (???)
E quindi siamo stati costretti a licenziarlo…
..ehm, già…peccato (??!)
Comunque non lasciarti condizionare da questi fatti, per ora non prevediamo altri tagli...
Bè, sono contenta.
Ora torna al tuo posto e continua le tue telefonate...
Va bene, vado. Ciao, a presto.
Ciao.

Bè, allora? Perché piangi?
Sto morendo dal ridere, credimi.

Che ti ha detto?
Mi ha detto che quando non va, non va.

Cioè? Che vuoi dire?Parla!
Insomma, mi ha chiamata nel suo ufficio per dirmi che… hanno licenziato Giacomo.

Cosa? Ahahah, incredibile.
Eh già.

Io all’inizio pensavo che mi stesse spiegando perché Giacomo avesse rassegnato di punto in bianco le dimissioni, dopo aver preso coscienza di non voler più lavorare in questa gabbia di matti. Anzi. Credevo facesse pure un atto di umiltà ammettendo il fatto che loro lo avessero costretto a ripensarci ma che Giacomo non avesse voluto sentire ragioni lasciandoli di soppiatto nel giro di mezza giornata.

E quindi?
E quindi ho dovuto trattenere una risata isterica quando mi ha propinato la storia del licenziamento, peraltro dipingendola come una decisione presa repentinamente, quasi fosse una questione di vita o di morte quella di congedare Giacomo in maniera fulminea.

Ma dai, è assurdo.
Questa gliela dobbiamo dire.

Pronto Giacomo? Hai due minuti per sentire l’ultima? S’intitola Quando non va, non va.

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